L’importanza dello stretching

10 Ago di Orsino

L’importanza dello stretching

In palestra siamo spesso abituati a vedere persone che si allenano duramente per una o due ore, 5-6 giorni a settimana, con l’unico scopo di aumentare i sovraccarichi per arrivare alla tanto sospirata ipertrofia muscolare. L’allungamento dei muscoli non è praticamente considerato da questi signori che pensano che lo stretching, oltre a non servire a nulla, sia anche una perdita di tempo. In questo articolo sottolineeremo il perché l’allungamento muscolare deve entrare a pieno diritto nell’allenamento in palestra, e quali benefici può portare, sia dal punto di vista della flessibilità, sia dal punto di vista ipertrofico, si perché l’allungamento è un mezzo d’ausilio per aumentare la massa muscolare.

Che cos’è lo stretching

Con stretching si indica qualsiasi esercizio che abbia come obiettivo quello di aumentare la mobilità tramite l’allungamento di strutture che si sono progressivamente accorciate nel tempo. È importante trattare queste limitazioni dei movimenti in quanto possono condurre ad alterazioni posturali, contratture muscolari e indebolimento dei muscoli antagonisti, importanti per un buon equilibrio e per mantenere la postura corretta. Lo stretching deve quindi essere parte fondamentale del programma di allenamento in quanto aiuta a prevenire lesioni muscolo-tendinee.

Alcuni chiarimenti

È fondamentale avere un corpo elastico e flessibile, che possa permettermi di eseguire qualunque esercizio sfruttando il massimo range di movimento concesso dall’esercizio stesso, senza rischiare problemi articolari. I principali tipi di stretching che si possono fare, si suddividono sostanzialmente in: Stretching settoriale e Stretching globale attivo.

Alcuni chiarimenti
Alcuni chiarimenti

Lo stretching settoriale

Molto più conosciuto, è quello che si vede fare praticamente ovunque, in palestra, sui campi di calcio, sulle piste di atletica, e consiste nel mantenere in allungamento il distretto muscolare interessato per almeno 30 secondi; ha il vantaggio di essere semplice nell’esecuzione e praticabile ovunque, ma ha lo svantaggio di non tenere conto delle catene muscolari e di non agire sul tessuto connettivo, il vero responsabile di retrazioni e dolori.

Lo stretching globale

Lo stretching globale attivo, molto meno conosciuto del primo ma molto più efficace, agisce, invece che sul singolo muscolo, a livello delle catene muscolari; esso è utile proprio perché il corpo umano è fatto di tutta una serie di catene muscolari che si influenzano reciprocamente. Questa metodologia di allungamento permette, tra l’altro, di eliminare i “compensi” che il corpo crea nel momento in cui viene stirato. In questo modo riusciamo ad ottenere un vero allungamento muscolare e connettivale, in base alla durata dell’esercizio, migliorando in maniera reale la flessibilità.

L’unica nota negativa di questa tipologia di allungamento risiede nella durata dell’esercizio stesso, in quanto bisogna mantenere la posizione anche per 10 minuti e nella fatica “reale” nel mantenere una certa postura. Durante l’allungamento occorre imparare a respirare correttamente, per fare sì che il diaframma si muova in maniera fisiologica. Quindi l’inserimento dell’allungamento muscolare diventa fondamentale e dev’essere parte integrante di una scheda di allenamento.

È importante fare stretching sia prima che dopo il workout. All’inizio dell’allenamento trovo molto utile eseguire esercizi di stretching dinamico per riscaldare le articolazioni e quindi migliorare la flessibilità e le prestazioni. Al termine dell’allenamento è importante fare dello stretching statico, mentendo la posizione per circa 30 secondi, in modo da ripristinare la lunghezza delle fibre contrattili, favorire l’elasticità e l’estensibilità delle fibre connettive. Questo riduce il rischio di infortuni e contratture.